Brunetta: «L'articolo 18 danneggia le nuove generazioni». Se i padri non sono licenziabili, ne fanno le spese i figli
Salviamo il soldato Brunetta. Il ministro della Pubblica amministrazione è sempre più isolato nell'interpretare le speranze di rinnovamento del paese, e gli interessi delle nuove generazioni. Ieri ha dissotterrato l'ascia dell'articolo 18, la norma che impone il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa o giustificato motivo: «non dobbiamo scaricare la flessibilità del mercato sui più giovani e i più deboli - ha detto - su chi non è sindacalizzato». E ancora: «l'articolo 18 garantisce i padri e non protegge i figli». Quindi, va modificato in modo che «monetizzi e non reintegri»: protegga i lavoratori ma non li impicchi alle imprese, e viceversa. Nelle parole di Brunetta - che ricordano la battaglia, persa ma gloriosa, del referendum del 2003 - c'è una perfetta comprensione delle conseguenze nefaste che un mercato del lavoro ibrido, ingessato per ivecchi e precario per gli outsider, producono: su questi ultimi anzitutto, sulle prospettive del paese in seconda battuta.
La flessibilità è un vantaggio per tutti, se si declina in senso pieno e profondo. Un contratto di lavoro non è, e non può essere, e non è utile che sia, l'equivalente di un matrimonio. Esso deve consentire alle aziende di adattarsi alle mutate condizioni del mercato, aumentando o riducendo l'organico a seconda della congiuntura e delle tendenze di lungo periodo.
LEGGE BIAGI
L'equazione è in equilibrio se vale per tutti i fattori. Perdere il lavoro non è un dramma, se poi se ne trova rapidamente un altro. L'Italia, al netto della recessione ancora incorso, havisto ridursi drasticamente il tasso di disoccupazione, grazie al pacchetto Treu e alla legge Biagi, che hanno modernizzato il nostro panorama occupazionale. Ma resta l'asimmetria tra chi eredita un sistema iperprotetto, e chi invece entra alle nuove condizioni. Il risultato è denso di distorsioni, e quindi di inefficienze, non solo perché paradossalmente situazioni simili vengono trattate in modo diverso, ma an che e soprattutto perché determina un uso subottimale delle risorse. Poiché i padri non possono essere licenziati, sono i figli a fare la spese di qualunque scossone o aggiustamento. Del resto, i padri sono cresciuti con una cultura della stabilità e in un ambiente talmente bloccato da temere - spesso a ragione - che il licenziamento sarebbe una sciagura. Tutto ciò crea una condizione di emergenza permanente, che diviene patologica quando, come adesso, una crisi si abbatte sull'economia (il che non è né strano, né evitabile).
LO STATUTO
Rompere il tabù dello Statuto dei lavoratori significa, allora, farsi portatori di un'istanza di radicale innovazione, e offrire agli italiani uno strumento per riguadagnare terreno rispetto ai competitor più agguerriti. Un cattivo impiego delle risorse umane - e, dunque, l'incentivo a investire più nelle tranquillità garantita dalle relazioni personali che nel proprio capitale umano - è un problema per due ragioni. Da un lato, uccide una generazione nel momento in cui è più dinamica e attiva (una questione che Brunetta ha ben presente, come dimostra anche la sua proposta di aiutare i giovani con un assegno mensile da finanziare col completamento della riforma pensionistica). Dall'altro, livella verso il basso la creazione di ricchezza, spingendo i più ambiziosi a cercare fortuna all'estero, e appiattendo quelli che non hanno abbastanza forza di volontà. "Scurdammoce o passato" è il motto di un'intera nazione, che però non rende giustizia alle attese e - in senso lato-ai diritti dei giovani. I diritti, però, non cascano dal cielo: vanno conquistati qui sulla terra. Per questo il programma sotteso alle parole di Brunetta reale flessibilità del lavoro, pensioni adeguate alla società per come è fatta oggi, il taglio del cordone ombelicale famigliaredisegna davvero un percorso di crescita comune e visionaria. Eppure, quando il ministro affronta temi del genere, molti giovani sembrano nascondere la testa sotto la sappia. Il miraggio di una pensione a 57 anni pare valere più delle immense opportunità della società aperta e libera. Il modo migliore di prevedere il futuro, diceva un tale, è costruirlo. Brunetta ha ragione: quella è la direzione, quelli gli strumenti, quello l'obiettivo. Avremo il coraggio di meritarcelo?
Da Libero, 4 febbraio 2010