Termini Imerese: meglio che se ne vada subito
Intervista ad Andrea Giuricin sulle questioni che affliggono il settore dell'auto in Italia
Termini Imerese è la cartina di tornasole della situazione italiana: manca di competitività nel settore auto come in molti altri comparti. Lo sostiene Andrea Giuricin, ricercatore dell'Istituto Bruno Leoni. Al posto di fornire incentivi «servirebbe una riforma strutturale in modo che anche delle aziende estere possano venire a produrre auto in Italia, come accade in tutto il resto d'Europa, anche per sostenere l'occupazione». A penalizzare Termini è anche la posizione «sfortunata» del sito che aggiunge costi di post-produzione e rende Fiat meno competitiva.

Fiat è più efficiente senza Termini Imerese?
Non è tanto l'efficienza dell'impianto, quanto la logistica che pesa sull'impianto. Magari il costo per la produzione di un'auto è identico rispetto a quello di altri produttori ma nel momento in cui l'auto deve raggiungere il mercato il costo è maggiorato dalla posizione sfortunata di Termini Imerese. Secondo quanto ammesso dalla stessa azienda, e anche dal ministro Scajola, sembra che il sito di Termini Imerese sia meno efficiente. Quindi Fiat perde di competitività.

Si può parlare di mercato solo quando si parla di lavoro e parlare di Stato quando si parla di incentivi?
È tipico in Italia. Si parla tanto di mercato però poi tutti chiedono comprensibilmente dei sussidi. Secondo me è sbagliato chiedere sostegno. Se si vuole fare qualcosa di serio, anche per aiutare il mercato del lavoro, bisogna rendere più competitivo il nostro Paese e questo non si fa sicuramente fornendo incentivi a diversi settori, dall'auto ai frigoriferi.

Quindi lo Stato dovrebbe restare fuori dalle trattative in ogni caso.
Dovrebbe, ma con tutti i soldi che sono stati iniettati e da come funziona la politica in Italia, e come abbiamo visto anche in altre parti del mondo, pensare questo è irrealistico. Lo Stato potrebbe pensare di agire in modo diverso. Al posto di dare degli incentivi per passare da 350mila a 900mila auto l'anno, potrebbe non dare più sostegni e riformare riformare completamente il sistema, in modo che anche aziende estere possano venire a produrre auto in Italia, come succede in altri paesi europei.

In un mercato così chiuso come vede l'intervento di un compratore straniero?
Difficilmente arriverà qualcuno se non si mette sul piatto una somma tale da far tomare competitivo il sito. A quel punto non sarebbe comunque "mercato", sarebbe un sussidio per cercare di tenere in piedi qualcosa che in piedi da sola non sta. Servirebbero riforme così importanti per attirare investitori stranieri che anche dando sussidi più consistenti non si risolverebbe il problema. Termini Imerese è una cartina di tornasole della situazione italiana: manca di competitività nel settore auto come in molti altri settori.

Come mai in una strategia così globale come quella di fiat non c'è posto per Termini Imerese?
Proprio perché siamo in un contesto internazionale è necessario pensare a una riforma globale - in Italia - perché gli investitori esteri possano venire nel nostro Paese. Creare delle fabbriche che siano competitive, non che stanno in piedi solo perché sussidiate. Deve esserci spazio per un'azienda efficiente, che sia italiana o meno poco importa. E poco importa che sia Termini, e che sia di Fiat, l'importante è che si tratti di uno stabilimento in Italia che possa produrre auto con efficienza.

Da Il Riformista, 23 dicembre 2009
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