Governi ed autorità hanno creato una normativa bancaria che ha permesso alle banche leva e rischi dissennati ed hanno anche permesso che i mercati finanziari degenerassero in alvei opachi di negoziazione
I sistemi di remunerazione delle banche sono un grave sintomo ma non la causa dei problemi di quest’ultime ed ha ragione Lord Turner (attuale presidente della “Consob” inglese) a dire che il dibattito sui bonus è un diversivo populista. Come quello sul segreto bancario e sugli hedge funds, aggiungerei.
Governi ed autorità hanno creato una normativa bancaria che ha permesso alle banche leva e rischi dissennati ed hanno anche permesso che, grazie alla garanzia “too big to fail”, i mercati finanziari degenerassero in alvei opachi di negoziazione dove le grandi banche incassano una rendita oligopolistica di posizione. Gli utili eccessivi delle banche, quelli pre-crisi e quelli attuali, derivano dall’aver potuto trasformare il ricco Return on Asset dell’attività bancaria e di intermediazione, in Returns on Equity straordinariamente elevati grazie ad una normativa “prudenziale” che ha permesso alle banche di lavorare con un capitale molto troppo basso. Di fronte a ROE molto più alti di quelli degli altri settori, i managers bancari si sono creduti più bravi degli altri e si sono intascati come bonus una grossa fetta degli utili eccessivi.
Che le banche fossero soggette ad una minuziosa regolamentazione che tuttavia ha permesso loro di correre rischi eccessivi è ormai chiaro a tutti. Pochi però hanno una percezione precisa, fisica, delle quantità coinvolte anche per la straordinaria complessità dei bilanci bancari. Per cercare di chiarire il livello di rischio si può compiere un esercizio di “reverse engineering” sui bilanci bancari cercando di ridurli, attraverso i criteri di Basilea II, a bilanci semplificati di due sole attività finanziarie con cui tutti siamo familiari: azioni e obbligazioni AAA. (Per l’analisi completa, si veda http://www.sfi.ch/de/op01_update.pdf)
Gli attivi totali del sistema bancario occidentale erano pari a $ 62'000 miliardi a fine 2008 supportati da capitale per $ 3’800 miliardi, con una leva quindi di 16.5 volte. Gli attivi ponderati per il rischio erano $ 29'800 miliardi, con un rapporto rispetto al capitale del 12.6%, quindi più alto del limite minimo di Basilea II dell’8%, ed un rapporto attivi ponderati per il rischio su attivi totali di 48%. Dati questi rapporti si può calcolare, sulla base dei coefficienti di rischiosità di Basilea II, che la rischiosità del bilancio complessivo del sistema bancario è identica a quella di un portafoglio che, a fronte di capitali propri pari a 100, fosse investito in azioni per 380 ed in obbligazioni AAA per 1'270, finanziando con un debito di 1'550 la differenza rispetto all’esiguo capitale di 100. Un simile portafoglio è 3 o 4 volte più rischioso di quello degli hedge funds più aggressivi e circa 8-10 volte più rischioso di quello del proverbiale buon padre di famiglia. Provate a metterlo in relazione col vostro portafoglio personale: vi sembra che le banche corrano rischi ragionevoli?
Con così tanta leva e rischio in portafoglio, e le banche più grandi ne hanno ancor di più, non deve stupire che le banche passino dall’insolvenza ad utili straordinari quando governi e banchieri centrali permettono loro di falsificare la contabilità ed assicurano loro un sostegno incondizionato. L’aumento radicale dei requisiti di capitale delle banche ed il ripristino di mercati regolamentati per titoli e derivati inciderebbero alla radice sulle cause degli extraprofitti e dei bonus vergognosi.
Rischi e leva eccessiva nelle banche ed una architettura opaca, oligopolistica e fragile dei mercati finanziari sono emerse nella crisi come i problemi di fondo del sistema finanziario. Purtroppo le riforme annunciate, ancorché nella direzione giusta, paiono timide, in parte per non minacciare la stabilità del sistema bancario puntellato a caro prezzo dall’intervento coordinato di banchieri centrali e governi coi soldi di noi tutti, ma in parte per non esporre la responsabilità primaria proprio di governi e banche centrali per il disastro combinato.
Se non basta una crisi della gravità di quella che, sembra, stiamo superando, cosa ci vuole per ottenere finalmente la riforma radicale di un sistema finanziario bancocentrico e ipertrofico? Una rivoluzione? Speriamo di no: avremmo bisogno di più mercato, responsabilità, certezza del diritto e libertà, tutte cose che le rivoluzioni tendono inesorabilmente a spazzare via come purtroppo già successe negli anni ’30...
Da Il Sole 24 Ore, 2 settembre 2009