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Ciampino chiuso per “motivi ambientali”, Cai ringrazia
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Non è difficile scorgere dietro le nobili ragioni ambientali valutazioni di altro genere
“Signori, si chiude”. La straordinaria e non pianificata esperienza che ha visto l’aeroporto di Ciampino evolversi in pochi anni da scalo per pochi fortunati a porta di ingresso nella capitale per cinque milioni di passeggeri “normali” sembra essere destinata a finire molto presto. I decisori politici laziali sono infatti fermamente intenzionati a mettere in atto l’eutanasia dell’aeroporto. La prima mossa, attuata nel 2007, è consistita nella riduzione del numero di movimenti aerei autorizzati da 138  a 100 ed ora ci si ripropone di tornare alla situazione pre-esistente allo sbarco delle compagnie low cost ossia ad uno scalo unicamente dedito ai voli di Stato mentre quelli commerciali dovrebbero essere dirottati sul nuovo aeroporto di Viterbo la cui apertura è prevista per il 2011 (e non manca chi vorrebbe chiudere Ciampino prima ancora che Viterbo divenga operativo). Tale decisione viene motivata da parte dell’amministrazione comunale di Ciampino con ragioni di carattere ambientale ed in particolare l’eccessivo livello di inquinamento acustico generato dagli aeromobili. Tesi che appare quanto mai debole se, ad esempio, paragoniamo l’attuale traffico che gravita sullo scalo romano con quello di Heathrow, l’hub londinese localizzato a soli ventidue chilometri dal centro della città, circondato da un’area con una densità abitativa di gran lunga superiore a quella che interessa lo scalo romano e con un traffico aereo di un ordine di grandezza superiore. Si tratta di poco meno di 500mila tra atterraggi e decolli all’anno e di oltre sessantotto milioni di viaggiatori destinati a crescere ulteriormente  nei prossimi anni: è infatti di pochi giorni fa il via libera, da parte del Governo britannico, alla costruzione di una terza pista.

Come spesso accade, anche in questo caso, non è però difficile scorgere dietro le nobili ragioni ambientali valutazioni di altro genere. Non occorre neppure fare troppa dietrologia. In una dichiarazione raccolta dall’ANSA qualche giorno fa, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, si è infatti espresso in questi termini: “Noi abbiamo uno scalo intercontinentale, Fiumicino,  e abbiamo in predicato la chiusura di Ciampino perché ormai con il Governo  e  con gli enti locali stiamo andando alla decisione condivisa che è spostare a Viterbo l'attività ora di Ciampino…noi non  daremo l'atterraggio ai low cost nel cuore di Roma, ma lo sposteremo come accade in tutta Europa in un aeroporto a distanza di un'ora dalla Capitale… Questo e' un fatto che rafforza chi sceglie Fiumicino, che è uno scalo libero dalle cannibalizzazioni che hanno altri scali”. Ancor più esplicita un’altra dichiarazione dello stesso Marrazzo: “Noi offriamo un aeroporto intercontinentale, la chiusura di Ciampino e lo spostamento a Viterbo dei low cost, perché un low cost competitivo sul territorio crea difficoltà ad una compagnia come Cai”. Sembra quindi potersi dedurre che al Presidente del Lazio stiano molto più a cuore gli interessi di una società aeroportuale e di una compagnia aerea, piuttosto che quelle dei viaggiatori per i quali, evidentemente, non era abbastanza penalizzante l’esclusiva concessa a Cai sulla tratta Roma – Linate; chi sceglierà un vettore a basso prezzo, mettendo a rischio l’interesse nazionale della compagnia di bandiera, dovrà essere punito con un allontanamento di ottanta chilometri dal centro di Roma. Non manca neppure nei piani del governatore del Lazio un gentile pensiero per i contribuenti che dovranno sborsare i 250 milioni di euro per il rafforzamento della tratta ferroviaria Roma – Viterbo. Ingenti risorse pubbliche vengono quindi investite al fine di peggiorare le condizioni di viaggio per qualche milione di passeggeri. L’idea, per quanto possa sembrare bizzarra, non è peraltro unica nell’ambito della politica dei trasporti del nostro Paese. La stessa linea di azione che oggi viene proposta per Ciampino è stata infatti già delineata per la linea ferroviaria Torino – Lione. Di fronte all’evidenza che la nuova infrastruttura non sottrarrebbe alcun traffico alla strada, si è infatti pensato di imporre vincoli stringenti al trasporto merci su gomma il che equivale a chiudere o limitare fortemente l’utilizzo di un’infrastruttura esistente, l’autostrada Torino – Bardonecchia ed il tunnel del Fréjus, sulla quale insiste un traffico molto ad di sotto della capacità. Se non riesci a battere il tuo avversario proponendo un servizio migliore o a minor costo, impediscigli di giocare ad armi pari.

Chissà cosa penseranno dei nostri decisori politici i membri della britannica Competition Commission che, forse eccedendo in senso opposto, da veri cannibali, hanno chiesto alla British Airport Autority di cedere due dei quattro aeroporti londinesi da essa controllati, Gatwick e Stansted, per accrescere la concorrenza tra scali ed offrire ai passeggeri un servizio migliore a prezzi più bassi.

Da Libero Mercato, 3 febbraio 2009
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