Il vero costo ed il vero rischio del principio di precauzione in agricoltura sono fame e malattie
I progetti dell’Unione europea per salvare i propri cittadini da un’ipotetica minaccia, mettendo fuori legge circa un quinto dei pesticidi, rischiano di rappresentare una minaccia non già ipotetica ma reale alla coltivazione dei campi, ai prezzi dei prodotti alimentari e alle condizioni dei più poveri, specialmente in Africa.
Il direttivo della Pesticide Safety britannica stima che tale proposta potrebbe mettere al bando dal 14 al 23 per cento dei pesticidi usati in agricoltura. Uno studio della Warwick University realizzato per il comitato agricolo dell’Unioneprevede una diminuzione del 30% della produzione di grano e la possibilità che scompaiano prodotti quali le carote, le pastinache e le cipolle. Già sedici Stati europei hanno messo in evidenza, con grande apprensione, che tale normativa danneggerà la produzione di vari prodotti alimentari senza portare benefici alla salute o all’ambiente.
Ma queste sostanze chimiche devono essere messe fuori legge “anche se il legame causale tra l’attività e il possibile danno non è stata provato e anche se il danno è improbabile che abbia luogo”. D’altra parte il principio di precauzione non solo è una manipolazione teorica basata sul nulla, ma rappresenta invece la politica ufficiale dell’Unione.
Applicatelo ai pesticidi e improvvisamente una serie di prodotti chimici che sono pericolosi soltanto in enormi quantità e in dosi concentrate, quali mai le incontriamo nella vita reale, saranno considerati una minaccia alla salute, anche se perfino l’acqua (in grandi quantità) può essere sufficiente ad uccidere.
La revisione da parte dell’Unione delle sue norme in tema di pesticidi non si propone più di garantirne un uso sano, ma punta invece a ridurne l’utilizzo. Mentre la direttiva precedente prendeva in considerazione quale quota di ogni sostanza vi era in un prodotto, la nuova legislazione potrebbe mettere fuori legge molti ingredienti in maniera integrale, senza riguardo alle dosi: e questo in definitiva è il principio di precauzione all’opera.
Il rischio proveniente dai pesticidi in uso è molto limitato: i livelli residui minimi, la quantità che puoi consumare quotidianamente per un’intera vita senza subirne conseguenze e le linee guida per il loro utilizzo sono già stati aggravati. D’altro lato, le nuove proposte dell’Unione causano maggiori e tangibili rischi.
Secondo uno studio di Sean Rickard della Cranfield University, mettere fuori legge anche solo il 15 per cento dei pesticidi ridurrebbe i raccolti a sufficienza da spingere verso l’alto i prezzi dei cereali di un terzo e i prezzi delle patate di un quarto. Con i prezzi alimentari già alti e la recessione che avanza, questo è un rischio concreto e assai diretto ai consumatori di tutto il mondo, e specialmente a quelli dei paesi poveri.
Come se ciò non bastasse, va ricordato che prodotti chimici come gli insetticidi non sono usati solo a tutelare le produzioni agricole, ma anche contro le malattie. Le zanzare trasmettono ogni anno centinaia di milioni di infezioni della malaria, della febbre dengue e dellafebbre gialla. In Africa la malaria uccide un bambino ogni 30 secondi e minaccia il 40 per cento della popolazione mondiale. Gli insetti trasmettono pure encefalite letargica, oncocercosi, il morbo di Chagas e leishmiosi umana, minacciando circa mezzo miliardo di individui.
Queste persone hanno bisogno dei pesticidi, che sono prodotti principalmente per l’agricoltura e nei paesi ricchi. Se tale produzione crolla, il prezzo crescerà. Quando il Ddt, l’arma più efficace contro la malaria che mai sia stata inventata, è stata quasi eliminata dalla produzione a causa della battaglia combattuta dagli attivisti, la malaria tornò a colpire, portando alla morte o alla debilitazione molta gente nei paesi più poveri.
Per di più, oltre a ciò i paesi che esportano prodotti agricoli nell’Unione saranno sottoposti a nuove norme. Solo due anni fa l’Uganda dovette smettere di spruzzare piccole quantità di Ddt sui muri interni delle abitazioni di una regione fortemente colpita dalla malaria a causa dei timori dei esportatori, spaventati dall’ipotesi che le loro derrate sarebbero state (illegalmente) respinte dall’Unione europea, e tutto questo a causa di timori agitati da dichiarazioni di rappresentanti europei in Uganda.
Molti insetticidi normalmente usati contro malattie quali la dengue e la malaria sono minacciati di essere messi fuori legge dalla normativa della UE. La stessa piretroide, ampiamente utilizzata nel trattamento delle zanzariere, potrebbe essere bandita, anche se è derivata dai crisantemi e perciò “naturale”.
Riuscire a soddisfare le contorte esigenze in materia di sicurezza e sanità fissate dall’Unione è già ora molto difficile e costoso in Paesi con sistemi di comunicazione molto limitati e una limitata alfabetizzazione.
A causa della regolamentazione UE, per le persone più povere dei paesi poveri è certamente alto il rischio di perdere gli insetticidi salvavita e i mercati dell’esportazione. È sicuramente molto più alto che ogni rischio individuabile di qualsiasi genere proveniente dai pesticidi attualmente in uso nell’Unione europea.
Più di 160 scienziati di ogni parte del mondo hanno firmato una petizione contro tale riforma, ma le procedure opache e tortuose dell’Unione europea rendono assai difficile seguire il cammino della legislazione. Il destino di molte persone sarà quindi deciso da un voto di gennaio all’interno di un Parlamento europeo tradizionalmente poco frequentato, e tutto questo mentre la lista dei prodotti chimici banditi è tuttora segreta, così che nessuno può fare un’analisi dell’impatto.
Il vero costo ed il vero rischio del principio di precauzione in agricoltura sono fame e e malattie. Gli eurocrati possono forse concedersi il lusso di vincoli anti-scientifici su produttori, consumatori e contribuenti. Ma quei vincoli rappresentano una minaccia ben maggiore per il contadino che coltiva girasoli in Kenya e per la vittima della malaria in Uganda.
I sostenitori del bando ai prodotti chimici attaccano gli agricoltori e i consumatori in quanto portatori di interessi particolari. Un voto “a maggioranza qualificata” all’interno dell’Unione indica che nessun paese può porre un veto su tutto questo. Spetta quindi agli attivisti impegnati contro le malattie e agli esportatori africani darsi da fare affinché i loro governi si lamentino rumorosamente e visibilmente a Bruxelles, svelando il contenuto di questa mossa tanto nascosta quanto pericolosa.