Istituto Bruno Leoni
L’anarchia statalista
Vota!
Dopo l’anarchia etica, l’anarchia economica. Siamo in piena, strapiena anarchia. Il Pd si butta a destra, allude al liberismo, si titoboerizza, s’immorandisce, mentre il Pdl gira a sinistra, strizza l’occhio allo statalismo, cede all’eterno ritorno…
Dopo l’anarchia etica, l’anarchia economica. Siamo in piena, strapiena anarchia. Il Pd si butta a destra, allude al liberismo, si titoboerizza, s’immorandisce, mentre il Pdl gira a sinistra, strizza l’occhio allo statalismo, cede all’eterno ritorno dell’identica cara democristianità. Non abbiamo fatto in tempo a scrivere che, dopotutto, il Cav. aveva salvato parte del suo spirito originario – pressione fiscale e legge Biagi – che lui, lo stesso Cav., chiacchierando al Tg di Sky dice che in fondo un’Alitalia italiana non sarebbe affatto male, che gli piacerebbe una bella cordata di imprenditori e che Malpensa va difesa. Ieri poi ha in parte corretto il tiro, dicendo: “Una public company tra Alitalia, Klm e Air France penso che sia possibile, ma bisogna mantenere l’Alitalia come compagnia di bandiera”.

Francesco Giavazzi, economista liberale, Bocconi e Mit, dagli Stati Uniti osserva con malinconia  la linea elettorale di Silvio Berlusconi: “Non so se gli conviene dire queste cose per Roberto Formigoni. Credo che Berlusconi sia una persona intelligente, certo è nato come imprenditore in un mondo protetto, ma sa che cos’è il mercato, com’è fatto, quali sono le sue regole e i vantaggi che assicura. E sa anche che cos’è la grana Alitalia, visto che l’ha vissuta quando è stato capo del governo, quando ha subito le pressioni degli alleati che spingevano per politiche clientelari e ha dovuto affrontare a Bruxelles l’ostilità alle politiche di aiuto statale. Gli conviene riaprire quel capitolo? Mi sembra che oggi rischi di pagare un prezzo molto alto a Formigoni, che – per intendersi – è molto simile a quello che sui temi della giustizia Walter Veltroni paga a Di Pietro”.

Il Cav. di questi giorni denuncia già in campagna elettorale la sua tendenza a non mettere mai in questione il consenso. È l’uomo che da presidente del Consiglio si spinse troppo avanti sull’articolo 18 per poi tornare indietro, che non privatizzò Alitalia per non discutere con An e con mille sigle sindacali, che voleva la Tav, ma non la fece (lì perdendo le elezioni del 2006, perché sarebbe bastato un atto di comando in Val di Susa per convincere l’opinione pubblica di avere un capo dell’esecutivo con la giusta grinta). “Questo di Alitalia è un doppio errore – dice Carlo Stagnaro, dell’Istituto Bruno Leoni, think tank di frontiera del liberismo italiano – Innanzitutto è già discutibile la tesi dei campioni nazionali, così di moda nell’Europa impaurita dalle trasformazioni che la globalizzazione impone. Ma addirittura difendere dei bidoni nazionali è troppo. Tra l’altro non esistono soluzioni alternative ad Air France, il lavoro di Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa ha tolto un problema a Berlusconi nell’eventualità di una sua vittoria elettorale. Poi c’è da ragionare su un equivoco. Ma davvero la difesa di Alitalia porterà dei voti? Per ogni dipendente di Alitalia o Malpensa che voterà per il Pdl, ce ne saranno molti che non vorranno vedere le loro tasse finire negli stipendi di quei dipendenti. Sempre in una prospettiva di convenienza elettorale c’è da chiedersi: se si rinuncia a Mastella perché caricarsi a bordo Alitalia?”.

Questa digressione statalista ha messo in imbarazzo i liberisti di area pidiellina. Silenzi tattici (alla vigilia della presentazione delle liste, Daniele Capezzone è muto), scarse tracce alitaliane nel sito Tocqueville, che ospita prevalentemente blogger lib, notizia seminascosta dal Giornale (undici righe undici), il quotidiano che nei giorni scorsi, alla vigilia della presentazione del programma, aveva fatto campagna preventiva contro la minaccia di una piattaforma non liberista. Giavazzi, che era stato pessimista sul programma del Pdl, dice: “Secondo me, la spinta liberalizzatrice in realtà non l’hanno mai avuta, i liberali sono stati spesso silenziati. In fondo l’unica norma liberista della scorsa legislatura fu la legge Biagi, per il resto il centrodestra è stato vittima delle lobby. Pensavo che dopo due anni di opposizione ci sarebbe stata una riflessione, sbagliavo. Quanto al programma, leggo di dazi e quote, che servono a difendere le imprese che non ce l’hanno fatta, e non quelle che hanno vinto la loro sfida”. D’accordo Stagnaro: “il programma ha cose buone, fisco, università e scuola. È medio nell’energia, qualche idea, ma antico nei mezzi: nucleare di Stato, scelte pubbliche sul carbone, eccetera. Disastrosa la parte sui dazi e quella sul mezzogiorno, fatta di piano decennale, spesa pubblica e sussidi”.

Da Il Foglio, 6 marzo 2008
Condividi questo articolo:
Delicious
Digg
facebook
ok notizie
Reddit
segnalo
technorati
wikio
yahoo
zic zac
stampa
Segnala questo articolo a:
Mittente
E-mail mittente