Imprenditori sempre più soli nel mercato
Incompresi dalla politica e dallo Stato
«È innegabile che il mercato abbia ragione. Peccato che ora la situazione politica, così incerta, preoccupi molto noi imprenditori. Cosa ci dobbiamo aspettare per i prossimi mesi?».

Tiberio Tettamanti, presidente Api, ha aperto così, ieri, nella sede di via Vandelli a Como, il convegno dedicato alla presentazione del libro "L'intelligenza del denaro. Perché il mercato ha ragione anche quando ha torto" scritto da Alberto Mingardi, noto editorialista del Sole 24 Ore e direttore dell'Istituto Bruno Leoni. Un dibattito moderato da Nicola Porro, vice direttore de Il Giornale, in una sala gremita d'imprenditori e alla presenza del prefetto, Michele Tortora.

I veri nemici
«Il problema di chi fa impresa è oggi rappresentato dal fatto che lo Stato è suo nemico - ha scandito Porro - se il mercato europeo non si riprenderà, nemmeno il nostro Paese potrà risorgere».

«Il voto a Grillo è stato un voto per la moralizzazione della politica - ha fatto eco Alberto Mingardi - ma, dietro a ciò, si nasconde una preferenza verso un pensiero che osteggiala civiltà industriale, che afferma che si stava meglio quando si stava peggio. Temo, quindi, che le forze uscite dalle elezioni - ha puntualizzato - non riusciranno né a lavorare perla semplificazione né ad abbassare le tasse, le uniche due cose che salverebbero il Paese e le imprese».

Tornando al libro, «il mercato è la situazione migliore per conoscere il mondo - ha esordito Porro - dobbiamo imparare a guardarlo bene, nella consapevolezza che non possiamo stare fermi. Dobbiamo, ad esempio, capire che oggi tutti hanno un cellulare ma questo oggetto è stato inventato da un'azienda, Motorola, Un compito semplice a descriversi ma ancora troppo arduo da mettere in pratica. Infatti, «da tempo siamo più disposti a pensare che lo Stato sia il meglio delegato a impiegare i nostri soldi ha spiegato Mingardi - eppure, il mercato del cibo, ad esempio, funziona benissimo in tutto il mondo pur senza la supervisione di alcun ente pubblico».

E sottolineava ulteriormente: «Ma, tutti, complice Adam Smith, siamo sempre pronti a pensare all'onnipresenza di una "mano invisibile", finendo per non valorizzare il nostro capitale umano e aspettando che da Roma arrivino i diktat che chi produce deve seguire».

Cosa imparare
Del resto, «la cosa più straordinaria di un mercato libero - ha continuato Mingardi - è il fatto che ogni imprenditore impari dalle mancanze di altri imprenditori».
Ovvero «riesca ad organizzare la propria intelligenza libera e di conseguenza produca ricchezza, faccia evolvere e diversificare i consumi, sopporti la crisi del sistema finanziario, temendo che la sua disgregazione sia ancor più deleteria del non ricevere il eredito dovuto».

Da La Provincia di Como, 5 marzo 2013
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