Riforma del condominio, la libertà va rimessa al centro
La recente riforma del condominio, attesa da 60 anni, costituisce una grande occasione perduta, che regolamenta in modo stringente la vita condominiale anziché consentire ai condomini di auto-organizzarsi secondo le loro preferenze
La recente riforma del condominio, attesa da 60 anni, costituisce “una grande occasione perduta, che regolamenta in modo stringente la vita condominiale anziché consentire ai condomini di auto-organizzarsi secondo le loro preferenze”. Lo sostiene Silvio Boccalatte, fellow dell’Istituto Bruno Leoni, nel Briefing Paper “Nel condominio la proprietà privata ci sta stretta” (PDF).

Per Boccalatte, “ invece di procedere nel senso di una semplificazione delle norme attraverso un notevole aumento della sfera di autonomia privata che si possa estrinsecare nel regolamento, il legislatore ha pensato di intervenire stringendo ancor di più le maglie della legge, specificando dettagli che prima erano lasciati all’approfondimento e all’elaborazione giurisprudenziale e aumentando la massa di disposizioni applicabili alla vita del condominio”. Questa scelta “si rivelerà un errore grossolano, frutto di un’erronea comprensione delle dinamiche tipiche della vita nel condominio e delle radici dei contenziosi che ne scaturiscono: dalla riforma non deriverà alcun effetto di deflazione delle cause. Anzi, almeno in un primo tempo, le controversie aumenteranno di numero perché ogni modifica (anche solo della formulazione linguistica) delle disposizioni porta sempre con sé un effetto destabilizzante delle interpretazioni consolidate, oltre che un’intrinseca incertezza”.

Il Briefing Paper “Nel condominio la proprietà privata ci sta stretta” di Silvio Boccalatte è liberamente disponibile sul sito dell’Istituto Bruno Leoni (PDF).
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