L'ascesa di Grillo tra anatemi e gaffe
Nell'ideologia grillina gli assorbenti femminili sono il demonio che inquina il mondo
A quelli che vogliono blandire, coinvolgere, includere, integrare Beppe Grillo, razionalizzarlo e condurlo a più miti consigli governativi, ai giornalisti già pronti alla laudario, ai teorici del bisogna «capire, comprendere, ascoltare» le sacrosante ragioni del movimento di Grillo, a tutti e per tutti ecco un breve e succinto elenco di cose che sarebbe il caso di ricordare, così, tanto per rendersi conto di qual è il linguaggio di Grilloville e cosa bisogna capire, comprendere, ascoltare.

Un florilegio che non può non cominciare con una nefandezza che oggi si dimentica con troppo facilità e cioè con la «vecchia puttana» con cui il sempre elegante Grillo insultò Rita Levi Montalcini, accusata di aver ottenuto il Nobel «grazie a una ditta farmaceutica amica che le aveva comprato il Nobel» (condannato per diffamazione). Si passa alla negazione dell'esistenza dell'Aids, considerata una creatura delle case farmaceutiche interessate a fare dell'allarmismo per incrementare i loro profitti. Si continua con il «Cancronesi» con cui Grillo, paladino della cosiddetta «cura di Bella», bollò con disprezzo Umberto Veronesi, accusato di boicottare non meglio precisate cure alternative nella guerra contro i tumori. Ci si inoltra poi nei meandri di uno spettacolo in cui Grillo esorta a trattare con «due schiaffetti» in caserma, lontano da occhi indiscreti «i marocchini che rompono i coglioni» (i suoi adepti dicono che era «ironia»: non era «ironia»): una «costola della sinistra» Beppe Grillo e il suo movimento da blandire e inseguire e corteggiare? E il Grillo che, per demonizzare una militante che aveva osato dissentire dal capo della setta, la campagna contro insulta beffardamente con rifermenti obliqui al «punto G» di cui lei sarebbe smaniosamente alla ricerca?

Poi ci sono le, per così dire, eccentricità che passano dalla dimensione simpaticamente pazzotica di un picchiatello di piazza a quella della proposta politica destinata a raccogliere, come si è visto, un vasto consenso popolare. Radio Radicale ha appena mandato in onda un'intervista dei primi anni Novanta in cui Grillo demonizzava le bottiglie di vetro per magnificare quelle in plastica: tutto il contrario di ciò che si dice oggi. In uno spettacolo propose di distruggere i computer. In Sicilia esorta il suo movimento a scatenare la guerra santa contro il latte di mucca per favorire con apposite politiche il latte d'asina. Naturalmente è contro il latte pastorizzato, e chissà quale nomignolo Grillo vorrebbe affibbiare a quel bugiardo di Pasteur. E le donne saranno contente di sapere (ha scritto qui Serena Sileoni dell'istituto Bruno Leoni) che nell'ideologia grillina gli assorbenti femminili sono il demonio che inquina il mondo mentre si dovrebbe imporre l'uso della «mooncup» da lavare ogni volta e prestare alle amiche per risparmiare. Grillo ha anche detto che la stampa mondiale è controllata da una «lobby ebraica» e che tifa per Ahmadinejad. Bisogna capire, comprendere, ascoltare.

Corriere della sera, 4 marzo 2013
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