Acqua: si possono finanziare gli investimenti senza tradire il referendum?
Una possibilità potrebbe essere un partenariato pubblico-privato nel quale il pubblico mantiene la proprietà delle infrastrutture, mentre il privato le gestisce e si occupa di finanziare gli investimenti necessari
Il settore idrico italiano ha bisogno di investimenti per circa 65 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. È possibile mobilitare risorse tanto ingenti senza tradire il voto del referendum 2011? Nicola Saporiti, responsabile per i servizi idrici di International Finance Corporation, se ne occupa in un Focus dell’Istituto Bruno Leoni, “Salvare acqua e cavoli. Come conciliare una riforma del settore dei servizi idrici con l’esito del referendum” (PDF).
Saporiti suggerisce di adottare un modello di affermage, cioè un partenariato pubblico-privato nel quale il pubblico mantiene la proprietà delle infrastrutture, mentre il privato le gestisce e si occupa di finanziare gli investimenti necessari. Scrive Saporiti: “L’applicazione di un modello di affermage a scala regionale, con asset pubblici, gestori privati ed un solo regolatore nazionale, potrebbe essere un passo strategicamente importante per riformare il settore dei servizi idrici, rendendo il servizio più efficiente e di maggior qualità, nel pieno rispetto dei risultati del referendum del 2011: senza gare per l’affidamento del servizio e senza remunerazione dei capitali investiti.”
Il Focus “Salvare acqua e cavoli. Come conciliare una riforma del settore dei servizi idrici con l’esito del referendum” di Nicola Saporiti è liberamente disponibile qui (PDF).
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