Caro-carburante, i colpevoli sono due
Gravano sul Paese l'inefficienza della rete di distribuzione e la fiscalità
Mentre il Senato si avvia a discutere il decreto liberalizzazioni, i prezzi dei carburanti raggiungono nuovi massimi. Dietro il balzo dei giorni scorsi c'è la tensione sui mercati internazionali, che vedono il greggio veleggiare su livelli stabilmente elevati. Ma questo non sarebbe sufficiente, da solo, a giustificare i continui rincari. Infatti quello che conta, ai fini del consumatore finale, non è il barile di petrolio, ma il valore che i prodotti raffinati (benzina e gasolio, appunto) assumono sui mercati internazionali. L'Indice Platts, che rileva appunto i prezzi internazionali dei prodotti, ha raggiunto cifre record. Purtroppo, quindi, il caro-pieno è una realtà con cui tutti, e non solo gli italiani, siamo e saremo costretti a convivere.
Se gli aumenti sono dunque spiegabili con le dinamiche internazionali, non significa che i livelli dei prezzi non siano eccessivi, specie se si considera che il reddito medio delle famiglie italiane è sostanzialmente fermo da quindici anni. I colpevoli del caro-carburanti, allora, sono due. In primo luogo, l'inefficienza della rete di distribuzione, con circa 23 mila impianti sottodimensionati e poca concorrenza. Il decreto Monti cerca di intervenire sul tema, ma con scarsa incisività e, per certi versi, con scelte sbagliate. Il problema della concorrenza sta tutto nelle leggi regionali che impediscono l'apertura di nuovi impianti e, implicitamente, la chiusura di quelli inefficienti. Questa inefficienza pesa, mediamente, per 4 centesimi al litro. Poi c'è un altro enorme, e molto più significativo, elemento: la fiscalità. Le tasse rappresentano circa il 60 per cento di quello che paghiamo, e continuano ad aumentare: vuoi perché le accise sono lievitate di quasi 20 centesimi nell'arco dell'ultimo anno, vuoi perché l'Iva è salita dal 20 al 21 per cento e crescerà ancora. I nemici degli automobilisti sono il fisco e la poca concorrenza. Senza intervenire seriamente su questi fronti, cambierà ben poco.
Da L'Unione Sarda, 9 febbraio 2012