Trasporti
Ogni anno oltre 10 miliardi di Euro vengono prelevate dai contribuenti italiani e finiscono nelle casse delle aziende che gestiscono reti e forniscono servizi di trasporto collettivo locale e di lunga percorrenza.
Tale ingente trasferimento di risorse viene giustificato sulla base di motivazioni sociali ed ambientali che non trovano però riscontro nella realtà dei fatti.

Il quasi universalmente auspicato “riequilibrio modale” – meno auto e più tram, meno tir e più vagoni ferroviari – non è stato conseguito e per i loro spostamenti quotidiani, gli italiani continuano a preferire in larghissima maggioranza, i poveri non meno dei ricchi, la così denigrata e ipertassata auto; per il trasporto merci, la quota di mercato della ferrovia, espressa in termini economici, è prossima allo zero. 

Nonostante le scelte individuali siano andate in direzione opposta a quella auspicata dalla politica, grazie agli sviluppi della tecnologia, la qualità dell’aria è radicalmente migliorata rispetto al passato; auto e veicoli pesanti sono altresì divenuti più sicuri, più efficienti in termini di consumi e meno rumorosi.  Il problema della congestione, che rappresenta un fallimento del soggetto pubblico nella gestione dello spazio stradale, può essere affrontato efficientemente con l’adozione di un sistema di pedaggio che, da un lato, regoli la domanda e, dall’altro, consenta di raccogliere risorse per il potenziamento dell’offerta. 

Sembra dunque giunto il momento di cambiare strada, assumendo come priorità la riduzione dell’impatto del settore dei trasporti sulla finanza pubblica. In tale ottica l’Istituto Bruno Leoni auspica:
  1. la riduzione della spesa pubblica corrente ed in conto capitale per i trasporti collettivi;
  2. la riduzione della pressione fiscale che grava sul settore automobilistico;
  3. la separazione fra il gestore della rete ferroviaria ed il gestore dei servizi;
  4. la privatizzazione di Trenitalia separatamente per i diversi segmenti di mercato: lunga percorrenza, sevizi locali e trasporto merci;
  5. la privatizzazione delle aziende di trasporto collettivo locale;
  6. l’affidamento tramite gara dei servizi di trasporto collettivo non profittevoli;
  7. l’affidamento tramite gara delle concessioni autostradali / portuali ed aeroportuali nell’ambito di un quadro legale stabile
  8. l’obbligo di condurre analisi costi-benefici affidate a soggetti terzi per la valutazione degli investimenti infrastrutturali;
  9. la definizione di una soglia minima di capitale privato non garantito dallo Stato come condizione vincolante per  il finanziamento pubblico di nuove infrastrutture
  10. l’adozione nelle maggiori aree urbane di schemi di pedaggio i cui proventi siano destinati alla realizzazione di infrastrutture stradali sotterranee.
  11. l’istituzione di un’autorità di regolamentazione indipendente
Tra i principali studi in materia si segnalano i seguenti:



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