Energia
Quello energetico è tradizionalmente considerato un settore “strategico”, e come tale soggetto a una pervasiva presenza pubblica, sia attraverso forme di tassazione o sussidio ad hoc, sia con una pesante regolamentazione, sia attraverso la presenza di società – tipicamente gli incumbent nazionali e locali – controllate dal settore pubblico.

La convinzione dell’Istituto Bruno Leoni è che, proprio per la rilevanza che l’energia ha nelle moderne società industrializzate, sia assolutamente necessario introdurre il massimo?di concorrenza e lasciare che siano i mercati a battere il sentiero dell’innovazione tecnologica, commerciale e organizzativa.?Questo è ugualmente vero sia per il settore elettrico che per il mercato del gas, e a maggior ragione per tutti gli altri mercati energetici (si pensi alla distribuzione dei carburanti) che non scontanola difficoltà di dipendere da infrastrutture in regime di monopolio “tecnico” regolato.

Naturalmente, nei diversi settori liberalizzare implica provvedimenti molto diversi tra di loro. Se il mercato elettrico ha ormai raggiunto un livello competitivo soddisfacente – anche se gli spazi di crescita non sono banali – quello del gas è assai più arretrato (si vedano i relativi capitoli nell’Indice delle liberalizzazioniiò va cercata nella mancata separazione proprietaria della rete gas dall’ex monopolista, che, anche al di là degli effettivi comportamenti più o meno anticoncorrenziali, riduce la concorrenza potenziale (PDF).

Nell'elettrico, il fattore più?destabilizzante (oltre al protrarsi di comportamenti monopolistici e opportunistici, specie a livello locale, e alla ancora insufficiente robustezza della rete di trasmissione nazionale) è il ruolo che sussidi troppo generosi alle fonti rinnovabili hanno giocato: a questo proposito, l'IBL - pur essendo critico sul principio stesso - ha avanzato una serie di proposte concrete, dall'introduzione di una carbon tax (PDF) un meccanismo di aste per allineare l'entità dei sussidi ai costi efficienti.

Nel caso dei carburanti, invece, gli ostacoli derivano principalmente dalle normative regionali che impediscono una effettiva competizione a valle e contribuiscono a mantenere i prezzi mediamenti più alti di circa 4 centesimi rispetto ai principali paesi europei (PDF). Le principali proposte dell'Istituto sono le seguenti:
  • Nel mercato elettrico, procedere a una ulteriore deregolamentazione del mercato retail, creare condizioni per il rafforzamento della rete, e portare gradualmente a esaurimento il regime di incentivi alle rinnovabili;
  • Nel mercato del gas, separare Snam Rete Gas dall'Eni e ristrutturare l'ex monopolista dividendo le attività della "oil company" da quelle della "utility";
  • Nel mercato dei carburanti, cancellare le norme regionali anticoncorrenziali denunciate anche dall'Antitrust;
  • Dal punto di vista fiscale, rimuovere la Robin Hood Tax;
  • Privatizzare tutti i soggetti pubblici attivi nei mercati energetici.

Gli ultimi studi dell'IBL relativi al settore sono:

  • Uscire dalla crisi. Un’agenda di privatizzazioni, Policy Paper n.4 (PDF);
  • Carlo Stagnaro e Federico Testa, Non indurli in tentazione. Elementi per una decisione informata su Snam Rete Gas, IBL Briefing Paper n.98 (PDF);
  • Carlo Stagnaro e Stefano Verde, Cartelli, cartelloni e carte bollate. Il caso dei carburanti, IBL Briefing Paper n.40 (PDF);
  • Stefano Verde, Mille luci sul Tamigi. Proposte di riforma del settore elettrico in Gran Bretagna tra mercato e incentivi, IBL Focus n.182 (PDF).





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