Sanità
Il sistema sanitario italiano ha affrontato, negli anni Novanta, riforme ambiziose - che tuttavia non hanno saputo invertire se non in minima parte il processo di burocratizzazione avviato con la legge?istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Per ricordare un'affermazione dello stesso Bruno Leoni, la sanità statizzata è “l’unico tentativo continuato di attuare il comunismo, almeno in un settore” rimasto al mondo: la sanità pubblica, ad accesso universale e uguale per tutti, presuppone infatti un'autentica pianificazione nelle?cure mediche ai pazienti.

Al netto di questioni che attengono rigore scientifico e sicurezza, ciò implica una restrizione della libertà di scelta del paziente. Che, non pagando direttamente ma solo attraverso la tassazione per le prestazioni fornitegli dall'SSN, è meno esigente come fruitore dei servizi che gli vengono offerti di quanto non sarebbe se egli fosse anche, direttamente, acquirente degli stessi.

La riforma dei sistemi sanitari nazionali, per come li conosciamo, è resa necessaria dall'aumento dell'aspettativa di vita, che è in larga misura conseguenza degli straordinari miglioramenti nelle tecnologie?mediche fatti registrare nell'ultimo mezzo secolo. Sia il miglioramento delle tecnologie mediche sia l'inevcchiamento della popolazione determinano una spirale che conduce all'aumento dei costi e, in prospettiva, a un ulteriore razionamento delle cure: sono gli effetti innescati proprio dal progresso tecnologico, come ha scritto Arnold Kling in La sanità in bancarotta.

Per l'Istituto Bruno Leoni, è necessario allora rivedere i presupposti dell'SSN, cercando di costruire sistemi sanitari meno burocratici, più vicini al paziente, che abbiano natura "assicurativa" e non implichino invece un mero sistema di trasferimenti, una semplice redistribuzione del reddito. Un modello possibile, in Europa, è quello originato dalla riforma olandeseistema ad accesso universale, ma vede assicurazioni private competere per il finanziamento delle prestazioni (intermediando anche un finanziamento pubblico, che assicura comunque a tutti le cure basilari), a loro volta offerte da provider in concorrenza.

In Italia, il cosiddetto "modello lombardo" ha avuto relativo successo proprio perché è riuscito a porre in concorrenza gli operatori del sistema (gli ospedali): anche in quest'ambito, la concorrenza consente di sviluppare metodi nuovi e più economici, in un processo di apprendimento collettivo.

La sanità è un tema quantomai "politico", costantemente in cima ai ranking di preoccupazioni e motivazioni di voto degli elettori. È inoltre una questione che dipende molto dalla "frontiera del possibile" disegnata dalla tecnologia: in continua evoluzione. Ciò premesso, proposte e analisi dell'Istituto Bruno Leoni in quest'ambito focalizzano costantemente l'attenzione su tre macro-questioni:
  1. l'importanza di lasciare campo libero al mercato per garantire l'innovazione, in un ambito tanto cruciale come quello delle cure mediche e della salute delle persone. Il potenziale dell'innovazione non deve e non può essere frenato dalle ingerenze della politica e delle amministrazioni;
  2. la necessità di superare i problemi indotti da un sistema che si basa sul pagamento da parte di terzi (e in cui quindi una "domanda sussidiata" non necessariamente corrisponde ai bisogni effettivi);
  3. la necessità di ottenere il massimo dell'efficienza e della trasparenza nei fondi pubblici impiegati, utilizzando anche in quest'ambito strumenti concorrenziali.
Per avere un quadro più preciso delle posizioni dell'Istituto, si rimanda a:

Gli ultimi paper pubblicati dall'Istituto sul tema della sanità sono:
  • Silvio Boccalatte, Il miraggio della concorrenza nel settore sanitario, IBL Briefing Paper n. 84 (PDF)
  • Diego Menegon, SOS sanità chiama privati, IBL Focus n. 108 (PDF)
  • Silvio Boccalatte, Farmaceutica: il prezzo di riferimento non è federalista, IBL Focus n.107 (PDF)
  • Silvio Boccalatte, La pianificazione dell’offerta pubblica di farmacie. Un ‘fallimento dello Stato’, IBL Focus n.100 (PDF)

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